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[02-04-2007] Incontro di lunedì 19 marzo 2007 con Don Neva all'oratorio di S. Maria in Calchera


Ci siamo incontrati la sera di lunedì 19 marzo, come ormai facciamo ricorrentemente da anni, da Don Mario Neva in via Musei, all’oratorio di Santa Maria in Calchera.
Come al solito è stato un cordiale incontro tra amici, l’occasione per uno scambio di idee e per un aggiornamento della situazione sui vari fronti di intervento, ma soprattutto – al centro – per la Santa Messa in quella raccolta e semplice cappellina che sembra proprio fatta apposta per il raccoglimento attorno a un evento così semplice e grande come il Sacrificio Eucaristico.
A dire il vero, prima dell’incontro c’è stato un po’ di movimento tra il portone e la strada a causa di una sconosciuta e ingovernabile signora che non si capiva bene cosa volesse, ma la cui ubriacatura era all’altezza delle dimensioni del suo colossale e rutilante fuoristrada. La conclusione della storia è stata poi gestita dai Carabinieri e nel nostro gruppetto è ritornata la pace.
L’omelia di Don Mario, che riesce a trovare gli agganci più strani (si fa per dire) e imprevisti tra la “Parola” del giorno e qualsiasi altro stimolo è riuscita a costruire un credibile connubio tra l’operato di un noto carpentiere di duemila anni fa e … il caricamento dei TIR.
Il carpentiere è noto, anzi famoso, anche se paradossalmente di lui si sa pochissimo: è Giuseppe, che in quel di Nazareth trovò sulla sua strada nientemeno che Dio; un incontro da far tremare le vene perché Dio è un ospite scomodo, che sconvolge le sicurezze umane, ti mette in crisi ma ti dà anche le ali per compiere qualcosa che non credevi possibile e comunque alla tua portata; qualcosa di “grande”, in altre parole.




Noi non possiamo dire di aver vissuto un incontro del genere, e tuttavia – lasciando da parte false modestie – qualcosa di imprevisto e “importante” (anche se non a quel livello) riusciamo a farlo, pur nella consapevolezza che, anche facessimo di tutto e di più, resteremmo sempre i “servi inutili” di evangelica memoria.
Le scarne note relative a Giuseppe contenute nelle Scritture non ci dicono molto della sua vicenda umana, salvo il fatto di aver avuto in affidamento un figlio non suo, il “Figlio di Dio” (roba da niente … ), nonostante lui sperasse legittimamente di farsi una famiglia sua e di avere figli “suoi”.
Qualcuno gli cambiò il programma e gli sconvolse la vita, ma in lui si è manifestata una dimensione dell’amore che supera i sentimenti naturali e va oltre, molto oltre. E’ paradossale, ma quel pochissimo che sappiamo di Giuseppe in realtà dice già tutto di questo uomo: un uomo forte, paziente e fedele agli impegni presi. Si sarà scoraggiato qualche volta? Probabile, anche perché dovette fare spesso i salti mortali per venire a capo dei problemi che il prezioso incarico gli provocava: il viaggio per il censimento, con Maria alla fine della gravidanza; la non ospitalità della gente; la venuta al mondo di Gesù in quelle condizioni così disagiate; la vendetta di Erode; la fuga in Egitto; ecc.
Certamente gli venne da pensare se davvero quel bambino fosse il Figlio di Dio e, così fosse, se Dio si preoccupasse da par suo per proteggere il Figlio e Maria. Quanto a sé stesso, Giuseppe si sentiva un “ausiliario”, pedina di secondo piano, sacrificabile; non si sentiva certamente il “luogotenente di Dio” e serviva con fedeltà quella strana moglie e quell’ancora più strano figlio, cercando di capire – senza riuscirci – quella strana (anch’essa) storia, e come sarebbe andata a finire.
Sono le persone come lui che mandano avanti il mondo: i cavalli da tiro, gli ignorati protagonisti silenziosi.
Commercialmente la sua festa è divenuta “Festa del Papà”, ma nessuno dei papà (peraltro sempre in meno, almeno nel “nostro” mondo) lo prende ad esempio. Lui era un buon papà.
La Chiesa l’ha proclamato Patrono dei falegnami e dei carpentieri, ma è da chiedersi quanti di questi ne siano consapevoli. Lui era un buon carpentiere. Ma è anche considerato il Patrono della “buona morte”. Quando e come morì? Non si sa, ma certamente morì bene e in silenzio, anche se non è escluso che Dio (che usa giocare di questi scherzi ai suoi prediletti… ) gli abbia riservato qualche sofferenza finale; e forse Giuseppe per l’ultima volta restò perplesso. Ma aveva accanto Gesù e Maria, e morì in pace. Servo inutile? Forse sì, ma se fossimo tutti “servi inutili” come lui …

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